Cenni Biografici
La scrittrice, poetessa e pittrice Liv Odin ha una famiglia svedese-irlandese, è nata in Italia e ama considerarsi cittadina del mondo. Si è dedicata fin da piccola alla pittura e alla poesia con una particolare predilezione per Marc Chagall e James Joyce. Nel periodo universitario si innamora delle opere di Bruno Schulz e Tadeusz Różewicz.
Interessata anche al teatro, è influenzata dal mitico Tadeusz Kantor. Appassionata di musica di generi diversi e di viaggi in motocicletta, suona come chitarrista ritmica in alcune bands e gira spesso l’Europa in moto, frequentando per lo più gli ambienti artistici cosiddetti “alternativi e underground”. Organizza le sue mostre insieme agli artisti di strada, nei campeggi e presso piccoli centri culturali. Torna a suonare con un altro gruppo, ma la band si scioglie per forti dissidi interni poco prima di incidere il primo disco. Riprende gli studi universitari e continua a portare in giro le sue mostre nei periodi di vacanza, mentre collabora con varie riviste su cui pubblica versi e racconti. Nascono alcuni lavori per bambini, tra cui il poemetto “Primavera in città” e le opere di poesia e prosa Sogni in saldo, Sotto il ponte non c’è neve, Ultima fila. Molte opere sono dedicate alla Svezia e all’Irlanda.
Durante i percorsi delle sue mostre itineranti si trova spesso ad esporre anche a Parigi, città per cui non prova particolare attrazione fino al colpo di fulmine di fine anni ’90. Durante un soggiorno di alcune settimane nella capitale francese, l’artista scopre la vera Parigi e se ne innamora. Abita un piccolo appartamento nel 4° arrondissment, vicino a Place de la Bastille e al Marais, l’insieme del cosiddetto quartiere ebraico e gay, dove la si incontra spesso in Place des Vosges mentre dipinge e scrive poesie. Sviluppa ulteriormente la serie di lavori da lei creata nel 1974, I Rotolini (The Small Scrolls), talvolta presentati sotto la denominazione Poesie Arrotolate (Rolled Up Poems), dedicandone una cospicua parte a temi parigini. Si fa ancor più stretto il legame con Parigi, tanto che dopo breve tempo lei inizia a considerarla la sua città adottiva, la “sua” città. È a Parigi che decide di trasferirsi per sempre e di dare vita al piccolo salotto artistico-letterario nell’appartamentino di rue Mornay, che diventa un luogo di incontro per artisti alternativi di ogni provenienza. A poco a poco il salotto sembra avviato a trasformarsi in un vero e proprio centro culturale e lei inizia a cercare un appartamento più grande. Mentre si trova in Italia, particolari circostanze e avvenimenti, la costringono a non fare ritorno in Francia e ad abbandonare definitivamente la casa-centro culturale di Parigi. Nel frattempo raduna alcuni versi scritti in periodi differenti. Molti di essi sono ispirati ad esperienze che le hanno fatto conoscere la cattiveria umana, l’estrema ipocrisia, la slealtà ed il falso perbenismo dietro cui si nascondono quelle che lei chiama anime sporche, ma che ancor più spesso celano la mancanza di un’anima: anime finte, false, come anime di manichini di plastica. Quei lavori danno vita alla mostra poetico-pittorica Anima di plastica. Alcuni versi suonano decisamente gotici, oscuri, talvolta violenti. I dipinti che li accompagnano incontrano un particolare favore e vanno a ruba nell’ambiente musicale del dark e del gothic metal.
Un anno e mezzo dopo avere lasciato Parigi, l’artista vi torna per un breve soggiorno. La nostalgia la porta a dipingere parecchi acquerelli e quadretti monotematici in acrilico che danno vita alla mostra Nostalgia di Parigi (Nostalgie de Paris), accompagnati dalla poesia Una macchia per terra a Sully-Morland, molto apprezzati sia dai parigini che dai turisti colti che desiderano un souvenir diverso e di un certo valore artistico.
I Rotolini sono prodotti in diversi stili e forme, tra cui le più semplici costituite da stampe che fungono talvolta da biglietto da visita delle sue opere originali. Rotolini in varie versioni accompagnano eventi ed incontri importanti.
In seguito ai tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001, di fronte ad una maggiore attenzione del mondo nei confronti della questione mediorientale, nascono le mostre itineranti Fiori in Palestina e Lacrime per Israele, versi e dipinti spesso accompagnati da musiche arabe ed israeliane. Queste opere trattano anche il tema del terrorismo e auspicano la pace nelle martoriate terre del Medio Oriente. Per un periodo l'artista dà vita anche a versi e dipinti di tematica ebraica, alcuni dei quali vengono inseriti nell'interessante serie di mostre dal titolo Memorie di cose che non ho vissuto e, a concludere definitivamente il ciclo ebraico, arriva poco dopo il romanzo Sempre soli di Shabbat. Questo, tratto da storie reali, viene aspramente criticato da alcune comunità ebraiche per il contenuto polemico nei confronti dell’ebraismo.
Tra le mostre itineranti che oltre a pittura e poesia includono parti di recitazione teatrale è d’uopo citare la mini opera I Barbari, che per il momento consta di due parti, una a sfondo animalista, mentre l’altra tocca il delicato tema delle “famiglie arcobaleno”. Entrambe le opere sono costituite da alcuni cartelloni dipinti in acrilico su cartone, accompagnati da testo stampato o proiettato su schermo o su pareti bianche. Un lavoro apparentemente piccolo, una mini opera che diventa particolarmente suggestiva se accompagnata dall’ascolto delle voci sia dal vivo che incise su cd e dai manichini-pupazzi che rammentano l’opera teatrale La classe morta di Tadeusz Kantor. L’artista porta la mini opera in giro per l’Europa, inclusa la Polonia, dove nel 2005 è borsista presso l’Università Polonicum di Varsavia.
Ne Il vento non ricorda troviamo dipinti e versi di genere più intimista, soffusi a volte di malinconia, legati alla famiglia e alle memorie, uniti ad altri lavori dedicati alle vittime dell’ingiustizia della società e in cui si ritrovano i temi dei diritti negati, della discriminazione e delle difficoltà di chi spesso non viene considerato “nella norma” per vari e talvolta discutibili motivi. In Invenzioni compaiono alcuni più espliciti riferimenti all’elettronica e all’informatica che hanno rivoluzionato il modo di vivere sulla terra, insieme a numerosi versi legati a mondi e a piani d’esistenza differenti. Sono invece soprattutto il suicidio e l’omicidio i temi che ispirano la serie di racconti riuniti sotto il titolo Il gatto in cucina. In questo lavoro in prosa è evidenziato come l’impotenza di fronte all’ingiustizia causi sempre più spesso una disperazione tale da portare all’estremo le vittime, che sovente si trasformano, loro malgrado, in incolpevoli carnefici.
.......................................Agnieszka Wilczyńszka
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